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Rassegna stampa e bilancio dell'iniziativa
del 1 novembre a Torviscosa
Bilancio dell'iniziativa.
A cura di ecologiasociale.org

Il risultato mediatico è stato ampiamente ottenuto. La scelta di indire un corteo ovviamente penalizzava la partecipazione della popolazione locale con la quale peraltro i legami sono piuttosto stretti su tutta una serie di tematiche, con assemblee pubbliche molto partecipate (vedasi bollette del tubone) ma era l'unico modo per fare notizia. La pioggia battente ha ridimensionato notevolmente l'iniziativa ma ha anche creato l'occasione per un approfondita analisi della situazione locale e della questione dell'energia in generale. E' fondamentale che il movimento (l'iniziativa aveva una dimensione regionale) si appropri di tutta una serie di tematiche anche scientifiche, tecniche e giuridiche che costituiscono gli inevitabili ingredienti per una battaglia di largo respiro su questi temi che caratterizzeranno sempre di più la nostra vita quotidiana.
In nessun campo più di questo, l'incisività di una battaglia politica dipende dal grado di conoscenza che il movimento riesce ad esprimere.
Messaggero Veneto
DOMENICA, 02 NOVEMBRE 2003
Pagina 16 - Udine
Preoccupazione per le conseguenze sul territorio:
«No alla mega-centrale, no al polo chimico»

Gli ambientalisti: stop alla centrale

A Torviscosa cento persone hanno protestato contro la Caffaro

TORVISCOSA. Stop alla nuova centrale della Caffaro: è l’appello lanciato ieri da un centinaio di ambientalisti, giunti da tutta Italia. «Questa manifestazione - ha detto il friulano Paolo De Toni – è una sfida per porre in maniera forte di fronte alla politica regionale e nazionale un’azione che abbia una forte risonanza: per dire no alla mega centrale e no al polo chimico europeo».

Una manifestazione, è stato sottolineato, «contro la realizzazione della centrale, contro la politica terroristica dei black out, contro dil Decreto Marzano», e rivolta soprattutto all’autosufficenza elettrica regionale attraverso la microcogenerazione. L’incontro è stato seguito anche dalle forze dell’ordine, presenti anche alcuni agenti della Digos.

Dopo l’introduzione di De Toni, ha preso la parola Mareno Settimo, consigliere comunale torrezuinese, il quale nel ricordare lo slogan con cui il sindaco di Torviscosa ha annunciato l’arrivo dell’impianto («la centrale sanerà l’ambiente») e ha ripercorse le tappe della realizzazione dello stabilimento chimico dal 1937, effettuata senza le dovute autorizzazioni, a oggi evidenziando che nulla è cambiato.

Mareno Settimo ha ricordato che sono stati realizzati impianti “altamente inquinanti” vicini alle case, sempre annunciandoli «come nuovi impianti di chimica pulita», evidenziando l’incidenza di tumori degli anni ’90.

Riferendosi alla nuova centrale, il consigliere comunale ha affermato come questa non sia in realtà da 800 Mw, ma abbia una potenza da 1500 Mw, di cui 800 in linea e 700 in aria e acqua. Ha sottolineato inoltre che non è ancora certo l’inizio della palificazione per realizzare l’impianto in quanto si trova in un terreno che, fino a 20 metri di profondità, è impregnato di sostanze inquinanti.

De Toni ha quindi criticato la passata e l’attuale amministrazione regionale, ma ha avuto anche parole dure per Legambiente e il WWf. L’ambientalista friulano ha quindi evidenziato che l’impianto sorgerà all’interno del perimetro di sito inquinato, e di non aver ricevuto risposta in merito alla bonifica dell’area. C’è quindi il timore, ha sottolineato, «che i lavori di palificazione mettano in connessione le falde sotterranee provocandone l’inquinamento».

L’ambientalista ha sottolineato che il futuro per l’autosufficenza energetica dregionale sarà costituita dalla microcogenerazione (si tratta di centrali in grado di produrre dai 10 Mw in su).

E’ intervenuto, infine, anche il neopresidente regionale dei comitati riuniti, Luciano Zorzenone, che ha sottolineato come questa Regione sia priva di regole, piani in materia egergetica: «Siamo nel Far-West».

Francesca Artico

Il Gazzettino
Domenica, 2 Novembre 2003
TORVISCOSA
Vasto schieramento di forze dell’ordine per la manifestazione contro la Caffaro-Edison. Anche i dirigenti comandati in servizio

Protesta anti-centrale, tanto allarme per pochi

La presenza di polizia e carabinieri, schierati compatti sotto i portici di piazza del Popolo ieri pomeriggio, parlava chiaro: ci si aspettavano grandi numeri per la manifestazione contro la centrale Caffaro-Edison, ma la pioggia insistente ha ridimensionato l'evento. Così il lungo corteo previsto si è trasformato in un dibattito di due ore e mezzo, cui ha partecipato un centinaio di persone, all'interno del centro sociale (dove, peraltro, la pioggia è entrata comunque dalle numerose falle della copertura).

Un esito lontano anche da quelle che erano le preoccupazioni dei vertici milanesi della Caffaro che ieri, nonostante il giorno di festa, hanno imposto ai dirigenti di rimanere in sede. Quali che fossero le preoccupazioni, il messaggio di Paolo De Toni e Mareno Settimo è comunque arrivato chiaro: no alla centrale a turbogas.

Un no dettato dalla constatazione che la centrale sorgerebbe su un sito inquinato fino a venti metri di profondità con sostanze provenienti dall'ex impianto di caprolattame. Un no che gli ambientalisti locali (politicamente in rotta di collisione con le grandi associazioni ambientaliste, a partire da Legambiente, che accusano di essere "sponsorizzata" dalla Sondel per l'iniziativa "Treno verde") dirigono anche alla politica energetica regionale e nazionale.

«Invece di mettere mano alla disastrosa rete di trasporto energetico nazionale - ha spiegato De Toni - i politici danno via libera alle logiche di profitto dei gruppi imprenditoriali, usando il ricatto energetico e la paura dei black out». Non si contesta la tecnologia utilizzata, ma il fatto che la centrale sia sovradimensionata rispetto alle esigenze del sito industriale (800 megawatt di resa, 1500 di valore nominale) e non vi siano benefici diretti alla città (ad esempio un sistema di teleriscaldamento).

La controproposta va nella direzione della microcogenerazione: piccole centrali per ogni zona industriale che coprano il deficit energetico senza danni all'ambiente. Altra proposta giunge da Luciano Zorzenone, presidente dell'associazione che riunisce 25 comitati cittadini in tutta la regione: creare un'opinione pubblica in grado di premere sulle istituzioni perché eseguano interventi a salvaguardia della salute.
Silvia Savi