Articolo da "La Stampa Web" del 13 luglio 2005

INGEGNERIA SU SCALA ATOMICA
Vola l’aereo grande come una libellula
UN’APPLICAZIONE DELLE NANOTECNOLOGIE PRESENTATA A PARIGI. ALTRE RIGUARDANO INVECE I FARMACI E LE VERNICI

BASTA con la fantascienza e le prospettive futuribili: per le nanotecnologie è venuto il momento di passare dalla poesia alla prosa, cioè alle applicazioni pratiche in tempi brevi. Nei Pirelli Labs si stanno ingegnerizzando fibre ottiche con materiali nanostrutturati dalle prestazioni mai viste. Il Centro ricerche Fiat manipola la struttura fine della materia per accumulare energia e produrre rivestimenti ultraduri e a basso attrito, vernici iridescenti e filtri selettivi. A Biella si preparano tessuti nanotech. Al salone aeronautico di Le Bourget ha volato un «dragonfly nanodrone», cioè un velivolo (senza pilota, ovviamente!) delle dimensioni e della forma di una libellula per applicazioni di videosorveglianza. Il Bionem di Catanzaro sperimenta dispositivi nanoporosi per il rilascio controllato dei medicinali. A Trieste Mauro Ferrari dell’università dell’Ohio applica le nanotecnologie alla cura dei tumori, dei diabete, dell’epatite C e delle malattie cardiovascolari. E questa è solo l’avanguardia, perché per completare il quadro delle ricerche in Italia bisognerebbe citare almeno i numerosi progetti dei Politecnici di Torino e di Milano e altri centri di eccellenza «nano». Il settore è in fermento e il punto è stato fatto a Milano in un convegno di presentazione del «Nanoforum» del prossimo settembre. Un appuntamento per i ricercatori e le imprese vietato a chi ha da proporre scenari a dieci anni o più: l’invito vale soltanto per coloro che offrono risultati (anche parziali, ma concreti) da oggi a un quinquennio al massimo. Eppure questo fuoco di fila di iniziative non deve illudere troppo. «In effetti non c’è un istituto che non si occupi di nanotech in qualche misura - dice il prof. Paolo Milani, del Centro interdisciplinare materiali e interfacce nanostrutturati - ma la realtà è che l’Italia ha un ruolo marginale in questo settore. I Paesi maggiori investono molto più di noi, Sud Corea e Taiwan ci stanno distanziando, adesso poi arriva la Cina...». Il Nanoforum è nato da una costola di una precedente iniziativa dedicata alle biotecnologie, settore a sua volta non sviluppatissimo in Italia ma abbastanza diffuso e già più strutturato. La filiazione si giustifica anche da un punto di vista biologico: la nanotecnologia è la manipolazione «atomo per atomo» della materia sulla scala dei nanometri (milionesimi di millimetro) allo scopo di controllarne le proprietà in una maniera altrimenti impensabile, e ha il suo esempio realizzato in natura negli acidi nucleici e nei virus. L’ingegneria genetica può anche essere vista come una sezione del nanotech, però ha dei limiti intrinseci, perché le strutture biologiche sono molto vulnerabili alla temperatura, alle radiazioni e a molte altre cose, mentre le nanomacchine e i nanomateriali possono fare meglio.

Al momento però le biotecnologie (che sia chiaro, non si riducono all’ingegneria genetica) sono più avanzate non solo quanto a ricerca ma anche sul piano economico, cioè la capacità di generare profitti. Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotech, segnala il successo di due «incubatori» di imprese del settore partiti di recente a Milano (Bioiniziativa) e nel Canavese, in provincia di Torino (Discovery) che produrranno «una ventina di nuove aziende innovative biotecnologiche nei prossimi mesi». Per vedere lo stesso nel nanotech bisognerà avere un po’ di pazienza, almeno in Italia.

Luigi Grassia

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